Social network nel business, ecco cosa non devi fare se vuoi promuovere la tua azienda

Ti hanno detto che devi utilizzare i Social Network e così hai creato un post su Instagram con tantissimi hashtag, ma non hai venduto nulla?

L’offerta che ritenevi irresistibile, su Linkedin non ha avuto l’engagement che ti aspettavi?

Hai fatto delle bellissime foto del tuo prodotto, ma su Facebook i Mi piace non sono andati come  credevi?

Ecco, quelli sopra sono alcuni degli utilizzi dei social network che chi si occupa di business fa. E sono solo alcuni, l’elenco potrebbe essere molto più lungo.

Purtroppo, però, quello non è il modo corretto di utilizzare i social network nel business.

È tutto sbagliato? Spesso.

Ti racconto alcune delle cose che ci capitano di vedere ogni giorno nel nostro lavoro. Quando? Nella navigazione quotidiana, dai racconti dei colleghi o dei clienti che ci chiedono aiuto, ma soprattutto, quando andiamo ad analizzare il lavoro di chi ci richiede una consulenza.

E ora apriamo le danze…

Storico marchio di guanti italiano – Preparano dei post per i social con in evidenza il prodotto su sfondi artistici o naturalistici. Postano le foto su Linkedin con degli hashtag.

Tour operator di medie dimensioni – All’interno tra le varie risorse hanno chi si occupa di marketing. L’amministratore delegato pubblica su Linkedin post dedicati agli stranieri su come si mangiano gli spaghetti.

Negozio di abbigliamento femminile – Massiccio uso di Instagram (corretto, più o meno). Nelle didascalie ogni parola che descrive la foto diventa un hashtag.

Pub bistrot in provincia – Foto dei cocktail accompagnate da aforismi di poeti e scrittori. Poi indirizzo del locale e orari di apertura e chiusura sempre ripetuti. In ogni post l’agenzia di comunicazione che prepara il post mette il proprio sito per promuoversi.

Ok, si è trattato solo di un piccolo scorcio di ciò che accade sui social network e, purtroppo, fatto così diventa tutto piuttosto inutile.

Nota bene:

In questo caso stiamo prendendo in considerazione esclusivamente piccole e medie realtà, che quindi fondamentalmente, improvvisano la loro comunicazione.

A volte lo fanno imitando, male, le grandi aziende, a volte lo fanno sotto consiglio di esperti improvvisati, a volte lo fanno per pura intuizione, il più delle volte è una totale perdita di tempo.

Se anche tu credi che prendere ispirazione dalle grandi realtà sia un buon punto di partenza, visti i risultati, ti invito fortemente a ricrederti.

Devi considerare che le grandi aziende, pur sbagliando anche loro la comunicazione, possono comunque permettersi il lusso dell’errore, perché possono contare su fatturati ben diversi da quelli degli esempi fatti poco sopra.

In altre parole se inizi una campagna social che non restituisce i risultati sperati, per te potrebbe essere un disastro, per la grande azienda una piccola ferita da sistemare con un cerotto.

I social network nel business? Ma quanto sono importanti?

Innanzitutto vediamo insieme qualche dato utile.

In Italia l’uso dei social network è aumentato.

50 milioni sono gli utenti connessi a internet.

35 milioni sono attivi sui social.

Il 62% degli utenti è nella fascia 25-54 anni (ripartiti equamente tra uomini e donne), che è anche la fascia che spende di più online.

Rispetto al 2019, il tempo che trascorriamo sui social è aumentato di alcuni minuti. Ormai sfioriamo le due ore.

Ma quali sono i social più utilizzati in Italia?

Il primo è YouTube, la piattaforma di video-sharing di Google, con un 88% degli utenti di internet che la utilizzano.

A seguire i servizi che appartengono a Mark Zuckerberg. In ordine di classifica:

Whatsapp    83%  | Facebook     80% | Instragam    64% | Messenger   57%

Di rilievo la crescita di Instagram, passata dal 55% al 64%. Segno che anche le aziende, ma non solo, si sono accorte della sua utilità.

Poi troviamo Twitter, piattaforma di messaggistica breve col 34%.

Linkedin, il social dedicato alla comunicazione tra aziende è al 31%.

TikTok, la novità degli ultimi tempi, social network adolescenziale, è per ora ferma all’11%, ma è sicuramente in crescita.

È interessante notare poi quale sia l’audience (numero d’iscritti) che le varie app dichiarano di raggiungere. Facebook, parla di 30 milioni di utenti, Instagram di 20, notevole invece l’audience che dichiara LinkedIn, 14 milioni d’iscritti, considerato che è specializzata sui professionisti e le aziende.

Sicuramente il periodo del lockdown, dovuto alla diffusione del Coronavirus Covid-19, ha permesso anche a molte altre persone di avvicinarsi all’uso dei social, per cui a fine anno (2020) avremo un’ulteriore crescita del

 tasso di penetrazione nell’uso di questi strumenti.

E quindi cosa faccio per la mia attività?

Cominciamo col dire cosa non fare, ma prima occorre qualche piccola riflessione sui numeri che abbiamo letto.

Se mediamente ognuno di noi trascorre quasi due ore della sua giornata (tutti i giorni) sui social network, è scontato dire quanto siano diventati rilevanti nella nostra vita, ma al di là della facile morale da fare, occorre capire quanto questa sia un’opportunità per le aziende.

Gli esempi negativi fatti sopra, sono solo un piccolissimo campione degli orrori compiuti dagli imprenditori nell’utilizzo delle piattaforme sociali.

Difficile in un post sintetizzare quali siano le regole d’oro da applicare alle proprie strategie di promozione e comunicazione aziendale.

Tu pensi, questo è il mio prodotto, io ci credo, già lo compra qualcuno, faccio una foto col telefono e ci metto tanti hashtag così creo un contenuto virale, d’altronde ho già n-mila follower (sempre che tu li abbia).

Beh, no, non è così, altrimenti i social media manager non avrebbero di cosa mangiare (e alle volte capita anche che qualcuno sia bravo).

Certo poi ci sono quelli che per poche decine di euro ti comprano qualche chilo di follower dal Bangladesh (oh sì che lo fanno, anche i più noti. Tempo fa le Iene hanno fatto un servizio sul guru d’Instagram che sosteneva di essere fautore del successo del milionario Gianluca Vacchi. Questo è quello che sembrerebbe sia successo).

Tu inizi a fare post, ma poi vedi che i follower si assottigliano sempre più. Ma come io ho pagato il tizio della Web Agency per avere i follower? Cosa è successo?

È successo che i social più evoluti, tipo Facebook o Instagram, cancellano in automatico i profili fake (quelli che poi diventano i follower che vendono alcune aziende con pochi scrupoli).

Ma tornando al tuo post con tantissimi hashtag…

Il problema è che ogni social ha delle caratteristiche ben precise (Zuckerberg ne ha quattro ben distinti).

Ogni social network ha delle peculiarità e di conseguenza un tipo di utente che li utilizza, quantomeno con scopi differenti.

Allo stesso tempo, il linguaggio non è sempre esattamente identico.

E poi, gli hashtag. Sai che molti li utilizzano non sapendo esattamente cosa siano e a cosa servano?

Gli hashtag nascono con Twitter, Instagram li rende famosi e di base solo qui funzionano. Poi te li ritrovi pure su LinkedIn. Ma questo è un errore!

A pensarci bene, quante volte hai cercato nella barra di ricerca d’Instagram questo o quell’altro argomento? Pensaci.

Quello di seguito è uno screenshot dei dati statistici d’Instagram, di un cliente che abbiamo preso da poco, con una comunicazione tutta da rifare.

La web agency che lo seguiva prima gli ha fatto aprire un profilo Instagram, ma non glielo ha mai convertito in aziendale da personale, in maniera tale da vedere i dati dei suoi post.

Noi lo abbiamo appena fatto e abbiamo scoperto che le ricerche per hashtag sono ZERO!

Vedi dove è evidenziato Impression? Sotto ti dice da dove provengono le visite. Ecco gli hashtag sono totalmente assenti (a volte comunque ci sono, ma le cifre sono trascurabili).

Sia chiaro, non è sempre così, in questo caso va così, ma è successo già con altri clienti.

Ripeto, non è la regola, anche se in realtà la regola non esiste o per meglio dire ognuno deve individuare la propria regola. Come?

TESTANDO!!

Noi è quello che facciamo sempre, lo facciamo per i clienti così come per noi.

Se tu non hai tempo, allora devi valutare se affidarti a qualcuno che lo faccia per te, ovviamente.

Però a parte spiegarti cosa fare su questo o quell’altro social network nel business, partiamo dalle basi e vediamo cosa non fare sui social network quando si parla di comunicazione aziendale.

Cosa non fare sui social network nel business

No, questo non va bene! Che tipo di prodotto o servizio vuoi promuovere? Qual è il tuo tipo di cliente ideale (Target)? Che tipo di risultato vuoi ottenere? Risposto a queste domande individua il social (o i social) che fa per te e studiane le regole.

Assolutamente NO! Seleziona con cura gli hashtag che devono rappresentare e sintetizzare il tuo post e la tua attività. Cerca di essere specifico. Utilizzare parole ovvie, significa poi scontrarsi con altri milioni di risultati. E poi ti svelo un segreto, anzi due. Su Facebook gli hashtag non sono usati e fondamentalmente poco funzionano. Di solito, nella barra di ricerca interna, cerchi nomi di persone o aziende o i loro prodotti. Nient’altro! Instagram, invece, ha un algoritmo che regola la diffusione dei nostri contenuti, per cui non serve che tu metta decine di parole come hashtag, loro ne regolerebbero la copertura in base a quanto è interessante e ben fatto il tuo post. Stop!

Meglio evitare, di certo non esagerare. Perché? Perché il social network non vuole che tu lasci il suo ambiente. Qui stiamo sempre parlando del cosiddetto traffico organico, quindi qualcosa che ti viene messo a disposizione in maniera gratuita. Sfruttarlo per dirigere il traffico altrove non è cosa gradita e il tuo post non verrà diffuso. Per questo esiste il traffico a pagamento, cioè la pubblicità, gli ads, ma questo è un altro discorso.

Questo non esiste proprio! Essere virali, cioè ritrovarsi con un post che ha raggiunto coperture insperate, è un po’ come il 6 al Superenalotto. Non serve. È meglio un lavoro pianificato e attento, testato, continuativo. I risultati arriveranno lo stesso.

Bella cosa, ma meglio di no. Un minimo di didascalia volendo promuoversi è necessario. Potrebbe essere anche un contenuto lungo, purché tu sappia scrivere in copywriting, la scrittura di vendita. Non sai cos’è? Chiedicelo +393249544526 | info@wolfe.consulting

Certo, ma per le luci come la mettiamo? Lo sfondo? Lo hai preparato? Hai tolto tutto ciò che non è utile alla tua foto? Devi sempre essere professionale. Prepara la scena, metti in ordine, togli il superfluo.

Bene, ma i social non sono un mero strumento di promozione di un prodotto, non sono semplicemente una vetrina, non sono un catalogo. Sono uno strumento di socializzazione, servono ad avvicinare le persone. Per cui sulle foto… CI DEVI METTERE LA FACCIA!!!

Siccome il tuo prodotto quasi sicuramente non è unico (e allora dovresti iniziare a studiare un po’ di brand positioning o posizionamento di marca), devi trovare un buon motivo per cui far sì che gli utenti leggano la tua didascalia e continuino a seguirti e a fidarsi di te. Tu ce l’hai un buon motivo?

Ecco, questi sono solo alcuni consigli base con cui potrai iniziare a postare selvaggiamente sui social network. No ecco, aspetta… 

Prepara un calendario editoriale con le uscite. Parti dai post per le festività, i saldi, le offerte dedicate ai tuoi clienti speciali ecc ecc.

Eh sì lo so, sembrerebbe un lavoraccio, lo capisco. Ci vuole tempo a mettere su una strategia del genere. Oltretutto questo è solo quello che riguarda i social network.

E la promozione senza utilizzare gli ads (abbreviazione di advertisements), cioè la pubblicità a pagamento, ovviamente ha efficacia limitata. In realtà il social network nel lavoro serve per lo più per mantenere il contatto con la nostra community e non per spingere la vendita.

E a dirla tutta, sai qual è lo strumento che viene maggiormente utilizzato per conoscere un nuovo marchio?

No, non è la costosissima pubblicità televisiva (al secondo posto della classifica col 40% di utenti), né tantomeno il tanto decantato passaparola (quarto posto col 33%).

Pensa che la pubblicità sui social (comunque molto efficace quando abbiamo definito il nostro target) è solo all’ottavo posto col 23%.

Al primo posto, col 45% di utenti che li utilizzano, ci sono i motori di ricerca, per cui fondamentalmente Google.

Tu che tipo di strategia utilizzi sui motori di ricerca?

Beh pensa che potenza di fuoco se unissi l’utilizzo dei social con Google. E non sono finiti qui gli strumenti che puoi utilizzare per la tua attività. 

Sai che anche i volantini se fatti nella maniera corretta possono essere ancora un utile strumento? Hai mai organizzato una vendita privata per i tuoi clienti migliori? Ma soprattutto lo hai un database in cui è scritto quanto spendono i tuoi clienti?

Ti lascio con qualche numero niente affatto piacevole, ma è per farti capire il rischio che corriamo quando decidiamo di fare impresa in Italia, soprattutto in un periodo complicato come questo.

In Italia, nei primi 5 anni di vita, chiudono due aziende su cinque (il 40% circa). Il tasso di chiusura su 10 anni arriva addirittura al 98% (dati Cerved).

Dopo il primo lockdown, nei primi tre mesi del 2020 hanno chiuso i battenti 9000 aziende, e l’Istat aveva avvertito che un terzo delle aziende erano a rischio.

Questo durante l’estate 2020. Ora le cose potrebbero essere peggiorate.

Sappi, però, che ci sono anche aziende che prosperano, nonostante tutto.

Sono aziende sane, che hanno investito sul marketing soprattutto (certo non solo) e su un’attenta pianificazione aziendale.

Per cui se vuoi metterti al riparo dall’inverno economico che verrà, chiama uno dei nostri consulenti senza indugiare.

C’è sempre una soluzione fatta apposta per te.

“In bocca al lupo”

Mr Wolf

"Chiariamoci campione, non sono qui per dirti per favore. Sono qui per dirti cosa fare. E se un istinto di conservazione ancora lo possiedi sarà meglio che tu lo faccia... e subito anche. Sono qui per dare una mano e se il mio aiuto non è apprezzato... tanti auguri signori miei"

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